Le nostre campagne

All Out mette il potere civico al servizio del movimento globale per l’amore e l’uguaglianza. Le nostre petizioni si rivolgono ai leader mondiali e alle organizzazioni globali utilizzando tattiche creative, online e offline, per far avanzare la lotta a favore dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Scopri qui di seguito alcune delle nostre campagne.

#FreeTheFive: Liberate le cinque donne in Cina
Per l’uguaglianza in Paraguay
Mobilitazione per le Olimpiadi di Sochi
Contro le “cure” anti-gay
Contro il peggior tabloid anti-gay dell’Uganda
Stop alla legge transfobica
“Matrimonio per tutti” in Francia
CVN: basta finanziare l’odio
Riunire le Mamme per l’uguaglianza in Brasile
Crowdfunding per l’Iraq
Fine della sterilizzazione forzata in Svezia
Uganda: stop alla legge anti-gay
Il reportage anti-gay di TV9



#FreeTheFive: Liberate le cinque donne in Cina

Aprile 2015

Quando 5 attiviste dei diritti delle donne e dei diritti LGBT sono state arrestate in Cina, i membri di All Out hanno diffuso la notizia rapidamente. Le donne sono state trattenute in prigione, senza troppe spiegazioni, dopo aver organizzato un volantinaggio contro le molestie sessuali, rischiando così fino a 5 anni di prigione. Una di loro aveva collaborato qualche mese prima a una campagna di All Out.

Dopo che 120.000 persone hanno firmato e condiviso una petizione mondiale, le 5 donne sono state liberate!



Per l’uguaglianza in Paraguay

Giugno 2014

In Sud America, le persone gay, lesbiche e transgender affrontano un clima di violenza costante. Agli inizi dell’anno, l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) stava finalmente prendendo in esame una dichiarazione per proteggere gay, lesbiche, bisessuali e transgender dalla violenza e dalla discriminazione. Ma il Paraguay ha annunciato che avrebbe votato contro.

Allora 7.000 membri di All Out hanno firmato una petizione urgente, mentre il nostro partner in Paraguay, SOMOSGAY, ha organizzato una protesta di strada, attirando così l’attenzione dei media. Le nostre firme sono state consegnate poco prima del voto e… abbiamo vinto! Il presidente ha dichiarato che avrebbe votato a favore dell’uguaglianza.



Mobilitazione per le Olimpiadi di Soch

Aprile 2014

Le leggi anti-gay adottate in Russia hanno provocato un aumento delle violenze contro le persone lesbiche, gay, bi e trans, che sono state aggredite per strada e hanno subito persecuzioni un po’ ovunque. I giochi olimpici di Sochi sono stati l’occasione per i membri di All Out di mobilitarsi. Oltre 1 milione di persone in tutto il mondo hanno agito a fianco di più di 13.000 membri russi. Ecco alcune delle nostre vittorie:

  • Oltre 50 membri di All Out hanno consegnato una petizione di 300.000 firme al Comitato internazionale olimpico (CIO). Per la prima volta nella storia, il CIO ha dichiarato pubblicamente che il Principio 6 della Carta olimpica vieta le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.
  • Per diffondere il messaggio, i membri di All Out e i simpatizzanti di tutto il mondo hanno dimostrato il loro appoggio acquistando dei vestiti Principio 6 creati da American Apparel. Delle celebrità come Rihanna, Mark Ruffalo o Zachary Quinto hanno indossato i vestiti P6 e condiviso il messaggio sui media sociali. Inoltre, 50 campioni olimpici si sono uniti alla nostra campagna. L’amore e l’uguaglianza sono diventati il fulcro dei giochi.
  • Oltre 150.000 membri di All Out hanno inviato una e-mail all’Amministratore delegato di Coca-Cola per chiedere all’azienda di denunciare le leggi anti-gay russe. Inoltre, abbiamo utilizzato un finanziamento collettivo per acquistare degli immensi cartelloni pubblicitari e tappezzare la sede centrale di Coca-Cola con il nostro messaggio. Siamo riusciti così a scatenare una tempesta mediatica e tre sponsor olimpici nazionali hanno denunciato pubblicamente le leggi in questione.
  • Gli argomenti delle nostre campagne sono stati ripresi dai principali media e persino da leader pubblici come il Primo ministro britannico David Cameron e il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon durante il suo discorso di apertura dei giochi olimpici.

Abbiamo fatto in modo che la Russia si senta sotto i riflettori dei media mondiali e abbiamo rimesso l’amore e l’uguaglianza al centro del dibattito.



Contro le “cure” anti-gay

In corso

Lo sappiamo: essere omosessuale non è una malattia e quindi non esiste una cura. Ma nel mondo, gruppi estremisti promuovono pericolose “terapie” e seminari per “guarire” le persone dal loro modo di amare. I membri di All Out di ogni parte del mondo hanno chiesto ai Ministri della Salute di denunciare queste misure anti-gay. I Ministri hanno condotto la battaglia contro queste false terapie presentate come legittime cure mediche.

La nostra campagna per porre fine a questi seminari in tutto il mondo ha sollevato un grido di protesta globale. Il governo dell’Ecuador ha accettato di chiudere oltre 200 cliniche che proponevano una “terapia di conversione” mentre il Ministro della Salute francese ha condannato pubblicamente tali “trattamenti”. In Argentina, una sessione di “cura” già programmata è stata annullata dopo la grande risonanza mediatica della nostra campagna. In Cina, più di 100.000 membri di All Out hanno sostenuto Xiao Zhen, (un giovane che aveva denunciato una clinica per aver provato a “curarlo”), nella richiesta di una presa di posizione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità contro questi falsi trattamenti.



Contro il peggior tabloid anti-gay dell’Uganda

Marzo 2013

Orange, una delle più grandi aziende di telecomunicazioni al mondo, è stata sorpresa a fare pubblicità su uno dei più importanti tabloid ugandesi noto per la sua caccia alle streghe contro gli omosessuali in tutto il paese.

Oltre 85.000 membri di All Out hanno reagito inviando dei tweet e una petizione a Orange, chiedendo all’azienda di ritirare immediatamente la pubblicità. Orange ha risposto che avrebbe interrotto qualsiasi tipo di collaborazione con quel tabloid. Inoltre, l’azienda ha promesso di proteggere tutti i suoi dipendenti, lesbiche, gay, bi e trans, in Uganda.



Stop alla legge transfobica

Marzo 2013

I membri di All Out hanno contribuito a fermare una proposta di legge in Arizona che prevedeva l’incarcerazione delle persone che non utilizzano le toilette pubbliche conformemente al sesso indicato sul loro certificato di nascita.

Inoltre, abbiamo collaborato con gli attivisti dell’Arizona e con il National Center for Transgender Equality per fermare una seconda legge che vietava ai comuni di proteggere l’identità o l’espressone di genere delle persone a cui si vieta l’uso dei bagni pubblici. Alla fine, il deputato che aveva proposto le due leggi le ha ritirate entrambe.



“Matrimonio per tutti” in Francia

Gennaio 2013

Prima dello storico voto per l’uguaglianza dei matrimoni in Francia, le voci contrarie si sono fatte sentire. Benché la maggioranza dei francesi fosse a favore della legge (oltre il 60%), i gruppi anti-gay si sono attivati in massa. Allora, i membri di All Out hanno organizzato degli eventi a favore dell’uguaglianza in 16 città francesi e coinvolto 4 milioni di persone sui media sociali. Inoltre, hanno finanziato un inserto pubblicitario a favore dell’uguaglianza sul più importante quotidiano francese, Le Monde, per dare un appoggio determinante all’approvazione della legge.

La legge è stata approvata e infine promulgata il 18 maggio 2013. All Out è stato l’invitato d’onore al matrimonio di Bruno e Vincent, il primo matrimonio legale tra due uomini in Francia. Vive l’amour!



CVN: basta finanziare l’odio

Agosto 2012

CVN, un sito internet che permette di donare, per ogni acquisto effettuato, piccole somme ad associazioni religiose, lavorava con alcuni dei più grandi marchi: Westin Hotels, Avis, Expedia e Hotels.com. Il problema? Alcune di queste associazioni, secondo il Southern Poverty Law Center, sono dei gruppi omofobi che lottano contro l’uguaglianza dei matrimoni e addirittura pregano per la criminalizzazione dell’omosessualità nel mondo.

All Out ha convinto tutte queste aziende ad abbandonare CVN, grazie a strategie creative ed efficaci. I membri hanno condiviso sui loro muri Facebook una parodia dell’ultima campagna pubblicitaria di Westin e pubblicato migliaia di messaggi. In tre ore, Westin ha risposto e ha smesso di finanziare CVN. In 48 ore, Avis, Expedia e Hotels.com hanno anche loro abbandonato CVN ed esplicitamente sostenuto i diritti di tutte le persone, a prescindere da chi amano.



Riunire le Mamme per l’uguaglianza in Brasile

Aprile 2012

Quando un deputato brasiliano ha dichiarato alla stampa che “preferiva un figlio morto piuttosto che gay”, All Out ha riunito un gruppo di mamme di persone LGBT in Brasile per condividere le loro storie e ricordare a tutti che L’AMORE è un valore di tutte le famiglie.

Le Mamme per l’uguaglianza hanno manifestato pubblicamente con una mostra di foto di grandi dimensioni esposte nelle piazze di Rio, São Paulo e altre città brasiliane. Inoltre, hanno portato la loro campagna di fronte al Congresso nazionale brasiliano a Brasilia, dove hanno preso parte a un dibattito sui diritti all’uguaglianza. Le Mamme hanno fatto parlare positivamente delle persone LGBT sui giornali, nei dibattiti pubblici in televisione, online e offline, facendo avanzare la discussione in Brasile.



Crowdfunding for Iraq

Aprile 2012

In Iraq, la milizia ha utilizzato una lista di persone sospettate di essere omosessuali per rintracciarle e ucciderle. In soli tre giorni, i membri di All Out hanno donato 60.000 $ per fare uscire dal paese le persone più a rischio.

Tredici persone che correvano un pericolo immediato sono state trasferite e hanno iniziato una nuova vita. Il governo olandese dopo aver osservato questa operazione ha modificato la sua politica sui rifugiati per poter affrontare situazioni simili in futuro.



Fine della sterilizzazione forzata in Svezia

Gennaio 2012

In Svezia, per cambiare legalmente di genere i transessuali dovevano sottoporsi a una sterilizzazione forzata, senza poter congelare le loro cellule riproduttive. In coordinamento con politici e gruppi locali, All Out ha lanciato la prima campagna pubblica per far abolire questa legge.

La nostra petizione è stata firmata da oltre 70.000 persone che hanno contribuito ad attirare l’attenzione dei media internazionali sulla questione. La legge è stata abrogata e i transessuali in Svezia non sono più obbligati a farsi sterilizzare!



Uganda: stop alla legge anti-gay

Marzo 2011

Quando il parlamento dell’Uganda ha introdotto una legge che puniva le persone gay e lesbiche con la pena di morte, i membri di All Out si sono attivati e hanno diffuso una petizione in tutto il mondo. Fino ad oggi, più di 240.000 persone hanno firmato la petizione. Leader internazionali, tra cui il presidente americano Obama e il primo ministro britannico David Cameron, si sono espressi contro la legge.

La legge è stata bloccata in Parlamento, ma è stata approvata in seguito senza la pena di morte. Ad agosto 2014, la corte costituzionale ugandese l’ha annullata, affermando che era stata votata in Parlamento senza il quorum necessario di deputati. All Out continua a collaborare attivamente con partner locali per sostenere il lavoro coraggioso dei gruppi LGBT in Uganda.



Il reportage anti-gay di TV9

Febbraio 2011

Un servizio televisivo, diffuso sul noto canale indiano TV9, ha scioccato il mondo intero conducendo un’operazione di caccia ai gay tramite siti di incontri online. I giornalisti di TV9 hanno raccolto nomi, foto, preferenze sessuali e persino la professione di uomini descritti come “schiavi di uno stile di vita innaturale”, mettendo in pericolo tutta la comunità LGBT.

All Out ha trasformato l’indignazione della comunità in azione, incoraggiando oltre 1.000 persone in India a scrivere direttamente al presidente di TV9 Ravi Prakesh invitandolo a chiedere scusa pubblicamente. Dopo un’enorme pressione pubblica, manifestazioni e denunce presentate dalle stesse vittime, TV9 è stata costretta a pagare un milione di rupie e a diffondere per tre volte delle scuse pubbliche in prime time. Da ora in poi, TV9 e gli altri organi di stampa indiani ci penseranno due volte prima di prendere di mira le persone LGBT.